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Hannatar Portatore di Doni
Radio America
post pubblicato in Cinema e Musica, il 23 dicembre 2006
Ultimo lavoro di Robert Altman, Radio America.
Musical in stile Nashville (film del '74), definito dal suo stesso regista come "un film sulla musica, sull'umanità, sulla vera anima degli stati uniti e sommessamente sovversivo".
Altman nella finzione filmica, celebra l'ultima andata in onda al teatro Fitzgerald, del programma radiofonico "Radio America", che dopo una lunga carriera (oltre 30 anni) verrà smantellato, perchè un tempo aveva grandi ascolti, ma adesso non più.
Il film si muove tra il dietro le quinte e tra le vere e proprie performance dei diversi personaggi che si alternano sulle assi del vecchio teatro.
L'incipit e la fine, è un bar caffè, la voce narrante è Kevin Kline con impeccabile abito anni 50 per tutta la durata del film, che nell'intro ci spiega cosa sta accadendo, i cambiamenti che si attueranno dettati dalle ragioni del mercato.
Subito dopo è un immergersi in rumori, chiacchericcio, luci, abiti; tutte le cose che possono caratterizzare il dietro le quinte di uno spettacolo radiofonico in un teatro di posa.
Occorre un po di tempo prima di incominciare ad abituarsi a tutta questa carrellata di umanità, che Altman riesce a scaraventarci contro.
L'affollamento della scena, come lo chiamo io, è un elemento che ritorna nel cinema di questo regista, basti pensare a Gosford Park, dove invece si veniva immersi in quell "affollamento" che può caratterizzare una casa nobiliare inglese, con tutta la sua servitù, maggiordomi, camerieri, autisti, etc...
Indentica caratteristica che si ripresenta in Radio America, tecnici, artisti, musicisti, front-man, e l'immancabile angelo dell'apocalisse.
Il tempo viene scandito dalla musica country e gospel, tipica dell'America cresciuta sulle sponde del Mississipi, dai ricordi del vecchio amore, ormai scomparso, dalle glorie passate, di quando si era più giovani, dai propositi di una futura carriera.
Un clima che riesce a mantenersi sempre allegro, tra i lazzi dei due cowboys con chitarra in mano, il fare serio dello sceneggiatore, il carisma gioviale del front-man, la splendida interpretazione di Meryl Stripp che per quasi tutta la durata del film canta con voce cristallina pezzi blues e country.
Un bel cocktail, insomma, un film da vedere e rivedere, un "come eravamo" che il regista americano ha voluto dedicare alla "sua" America, quella che purtroppo sembra essersi persa un po per strada, ma che può rivivere nei cuori e nei ricordi di chi c'era e l'ha vissuta.





permalink | inviato da il 23/12/2006 alle 12:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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